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L'infinitamente Piccolo

Tutti dalla parte di Malala

11/11/2012 Pakistan-Italia

Tutti dalla parte di Malala 

di Gerolamo Fazzini

Migliaia di persone in tutto il mondo hanno firmato la petizione per il Nobel alla coraggiosa ragazza che si è opposta ai talebani, in nome del diritto all’istruzione, pagando di persona. Firma anche tu! 

Sono decine di migliaia le persone del mondo intero che hanno firmato una petizione – lanciata dalla piattaforma change.org – per il conferimento del premio Nobel per la Pace a Malala Yousafzai, l’adolescente pachistana gravemente ferita un mese fa dai talebani e attualmente ricoverata in Gran Bretagna, a Birmingham. 

Anche MissiOnLine si associa alla proposta, invitando i suoi navigatori a fare altrettanto.

A un mese dal suo ferimento, dall’ospedale dove si trova ricoverata, Malala ha ringraziato i tanti in tutto il mondo che l’hanno sostenuta. Il padre Ziauddin Yousafzai ha detto: «Malala vuole che io dica a tutto il mondo quanto sia riconoscente ed impressionata da quanti uomini, donne e bambini si siano interessati alla sua guarigione». 

Sabato scorso su iniziativa del segretario generale Onu Ban Ki-moon si è celebrato il “Malala Day”, una giornata dedicata alla giovane che – secondo gli ultimi bollettini medici – sta lentamente recuperando dagli interventi chirurgici ai quali è stata sottoposta per salvarle la vita. A 30 giorni esatti dall’attacco dei fondamentalisti (avvenuto il 9 ottobre scorso), il leader delle Nazioni Unite ha voluto rendere onore alla ragazza quale «fonte di ispirazione per l’istruzione femminile in tutto il mondo».

Nei giorni scorsi l’inviato speciale Onu per l’istruzione globale ha visitato il Pakistan, dove ha incontrato il presidente Asif Ali Zardari; al capo di Stato ha consegnato una petizione sottoscritta da oltre un milione di persone, le quali chiedono che «diventi realtà l’istruzione delle ragazze in Pakistan».

Malala Yousafzai il 9 ottobre scorso è rimasta vittima di un attentato talebano nella Swat Valley, area montagnosa della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan roccaforte degli estremisti islamici contrari. È stata colpita mentre si trovava a bordo dello scuolabus che l’avrebbe accompagnata a casa, dopo aver concluso le lezioni del mattino. La giovane era diventata famosa nel 2009 all’età di 11 anni, per aver tenuto un blog sul sito in lingua locale della Bbc in cui denunciava gli attacchi dei fondamentalisti islamici pakistani contro le ragazze e gli istituti scolastici femminili, per impedire loro di studiare ed emanciparsi. Nel suo diario virtuale, Malala testimoniava la crudeltà dei talebani e le violenze con cui mantengono il potere, terrorizzando le popolazioni locali.

La frontiera nord-ovest è considerata una roccaforte dei talebani, tanto che in alcune aree vigono la Shariah e le Corti islamiche. Sono centinaia le scuole chiuse nella sola Swat Valley (comprese alcune cristiane), con devastanti per l’istruzione di decine di migliaia di studentesse e il lavoro di circa 8mila insegnanti donne. Purtroppo – come racconta Asia News – pure alcune suore carmelitane originarie dello Sri Lanka che erano impegnate nella promozione dell’istruzione femminile (Carmelitane singalesi per educare le ragazze in Pakistan) hanno dovuto abbandonare dopo un anno e mezzo per le minacce dei fondamentalisti islamici. 

Anche per questo invitiamo i nostri lettori a mobilitarsi: la speranza è che, mentre la vicenda di Malala è finita sotto gli occhi del mondo, il governo pachistano si dia da fare per tutelare il lavoro di chi si batte contro l’analfabetismo e per promuovere una vera educazione delle nuove generazioni, chiave fondamentale dello sviluppo e perno della lotta alla povertà così come antidoto al fanatismoche si alimenta di ignoranza. 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 12 novembre 2012 da in Uncategorized.

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